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Perché bisogna fare la chemioterapia di mantenimento?

Cos’è e perché è importante.

Ciao bellissima Donna,

questa è una delle domande più frequenti che fanno soprattutto le donne che stanno per finire la chemio, quindi volevamo dedicare un articolo a riguardo.

CHE COS’E’?

Quando una paziente risponde bene alla chemioterapia, potrebbe essere in grado di interrompere l’assunzione dei farmaci antitumorali.

A volte, però, il medico potrebbe consigliare di continuare con un basso livello di più farmaci chemioterapici per qualche tempo, dopo che il cancro è andato in remissione. 

Questo tipo di trattamento, che mira a prevenire il ritorno del cancro, è chiamato proprio chemioterapia di mantenimento.

Attenzione però, perché la chemioterapia di mantenimento non sembra essere vantaggiosa per tutti i pazienti oncologici e può invece influire sulla qualità della vita ed esporre i pazienti a rischi inutili.

Nonostante i farmaci più recenti siano più tollerati rispetto ai farmaci più vecchi, il concetto di terapia di mantenimento non è adatto a tutti i tumori. 

Fanno eccezione la leucemia linfocitica acuta e la leucemia promielocitica acuta. 

Le persone con uno di questi tumori possono ridurre la possibilità che il cancro si ripresenti se assumono farmaci di mantenimento. 

I risultati della ricerca dimostrano che la terapia aiuta le persone a vivere più a lungo e ad avere periodi di remissione più lunghi rispetto alle persone che non assumono il mantenimento.

Per molti anni le ricerche sulla chemio cronica non hanno portato a risultati interessanti. I trattamenti “a oltranza”, infatti, risultavano non vantaggiosi per i pazienti dal punto di vista dei costi (in materia di tossicità dei medicinali) in confronto ai benefici che se ne potevano ricavare. 

Negli ultimi anni, invece, si sono aperte altre possibilità perché i farmaci di nuova generazione (quelli a bersaglio molecolare, o farmaci target) sono meno dannosi e meglio tollerati dai malati. 

Inoltre, cresce il numero dei preparati che possono essere presi per bocca, senza recarsi in ospedale per la chemio endovena: un fatto di non poca importanza se si tratta di seguire una terapia per molti anni.

Esistono però dei gruppi di pazienti con carcinoma mammario o colorettale metastatico nei quali sono stati dimostrati dei benefici.

Infatti, Trastuzumab e lapatinib, ad esempio, sono efficaci nel ritardare la progressione della malattia nelle donne con un tumore del seno Her2 positivo, che sono circa il 15% sul totale delle neoplasie mammarie.

Le due molecole, ad oggi, vengono somministrate a questo gruppo di pazienti prima in associazione alla chemioterapia standard, e poi continuate da sole, finché non si verifica una ripresa della malattia.

A quel punto si interrompe la cura con una e s’inizia con l’altra. 

E tu cosa ne pensi della chemioterapia di mantenimento?

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